“E’ uno sport pazzesco, bellissimo e spettacolare. Se gioco? Anche troppo ma non mi basta mai! Nel padel mi impegno dentro e fuori dal campo, ma questo lo sapete…”. Ride di gusto, Tre Boston, seduto nella tribuna vip dell’Allianz Cloud. I capelli acconciati in stile dreadlocks, quasi prendono vita quando l’ex safety NFL dei Carolina Panthers – due volte finalista Superbowl – inizia a parlare di padel, la sua grande passione: “Sì è una vera e propria passione e sono impegnato non solo sul campo, ma anche fuori per farlo conoscere ai miei ex compagni e colleghi e a tutti coloro che amano lo sport”. E l’impegno è di quelli veri, al punto che in occasione dell’ultimo Superbowl, lo scorso febbraio, Tre ha organizzato il primo evento “Padel Bowl” coinvolgendo altri ex giocatori e atleti NFL sul campo da padel. Inutile dire che è stato un successo.
E non finisce qui, perché Tre Boston è impegnato in investimenti considerevoli nella realizzazione di club con diverse società. A Milano, è piombato proprio per seguire il clou di Oysho Milano Premier Padel P1, invitato dal promoter Marco Gamberale, CEO di Nsa Group. Un’amicizia nata a Miami dove Gamberale organizza da due anni il torneo americano del tour di Premier Padel: “L’organizzazione dei loro tornei è perfetta, sono un modello da seguire, l’atmosfera che c’è qui è incredibile. Il mio giocatore preferito? Mi piace molto Ale Galan, ma non voglio fare torto agli altri miei amici giocatori e dico che sono tutti talmente forti che è difficile scegliere. Sanyo, Tapia, Lebron, c’è solo l’imbarazzo della scelta. Non lo dico io, lo dice il campo, come nel caso di questo quarto di finale con Lebron-Augsburger vs Garrido-De Pascual”.
Poco dopo, ecco Juan Lebron sbucare dal tunnel giocatori. Stretta di mano, abbraccione e Juan – gentile come sempre, pochi istanti dopo aver conquistato la semifinale – quasi si giustifica con Tre: “Scusa se ti ho salutato al volo prima ma ero concentratissimo per il match, ma adesso abbiamo tutto il tempo per un abbraccio”. Saluti, convenevoli e più di un segnale dell’amicizia decollata all’ombra di una racchetta. Quando si congedano, Lebron abbozza un coro che evidentemente ha accompagnato Tre Boston sui campi da Football: “Tre, Tre, Tre!”, prima di infilarsi nella sala della conferenza stampa.
